Vangeli delle domeniche e commento a cura di Alberto Furlanetto
Domenica 5 luglio
14 del Tempo Ordinario
Dal Vangelo secondo Matteo 11,25-30
In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai
sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua
benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Commento
Oggi leggiamo di come Gesù esulta e gioisce. Non è statico o chiuso nelle sue impostazioni: sa gioire ed esultare davanti al successo dei suoi discepoli.
Possiamo divere questa pericope in due parti: la prima è l’esultana di Gesù che rende omaggio alla volontà del Padre. Che è sempre una volontà di amore e di predilezione. Dio non è un padrone o un despota e il rapporto cher vuole instaurare con ciascuno di noi è sempre un rapporto di amore . Però ci ricorda anche che è proprio lui la sorgente del ristoro vero, ci ricorda anche che se vogliamo davvero entrare nel cuore di Dio dobbiamo imparare da lui. Signore, dacci il coraggio di scegliere te come unico rimedio della nostra vita.
Domenica 12 luglio
15 del Tempo Ordinario
Dal Vangelo secondo Matteo 13,1-23
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare.
Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli
rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato.
Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico:
molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del
Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore:
questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante,
sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello se- minato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del
mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello
seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
Commento
Ogni parola oggi è ‘in più’ perché Gesù stesso ci da la chiave per comprendere la parabola che racconta.
Ascrive, Gesù, al nostro essere ‘duri’ d’orecchio le parole del profeta Isaia che non sono affatto, tenere: ancora una volta prendiamo questa ‘tirata d’orecchi’ che ci fa Gesù per voltarci decisamente a lui e seguire la sua parola…
Domenica 19 luglio
16 del Tempo Ordinario
Dal Vangelo secondo Matteo 13,24-43
In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero:
“Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”. E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a
raccoglierla?”. “No, rispose, per- ché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”».
Espose loro un’altra parabola, dicendo: «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e di- venta un albero, tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami».
Disse loro un’altra parabola: «Il regno dei cieli è simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».
Tutte queste cose Gesù disse alle folle con parabole e non parlava ad esse se non con
parabole, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:
«Aprirò la mia bocca con parabole, proclamerò cose nascoste fin dalla fondazione del mondo».
Poi congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo». Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro.
Chi ha orecchi, ascolti!».
Parola del Signore.
Commento
Sembra che questo capitolo (13) del Vangelo sia dedicato ‘all’agricoltura’! Per noi che
ascoltiamo è una fortuna che Gesù usi queste immagini terra terra perché così le possiamo
capire meglio.
Oggi continua il discorso di domenica scorsa anche usando la stessa esemplificazione.
Aggiungendo però la lettura spirituale di quanto lui stesso dice.
Gesù identifica con se’ stesso e con il Maligno e i suoi figli i vari personaggi citati nella
parabola. E’ facile, poi, per noi affermare con sicurezza che non presteremo ascolto a chi
semina la zizzania. Però dobbiamo essere pronti: il Maligno è molto suadente e sappiamo che sa far apparire buono e bello ciò che è egoistico e chiude in se stessi. Signore, aiutaci a venire
dietro alla tua voce di Buon Seminatore e a non lasciarci ammaliare da facili conquiste.
Domenica 26 luglio
17 del Tempo Ordinario
Dal Vangelo secondo Matteo 13,44-52
In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose;
trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte
queste cose?». Gli risposero: «Sì».
Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Commento
Siamo alla fina del capitolo 13 del Vangelo ion cui Matteo riporta il discorso di Gesù sul Regno dei cieli.
Gesù ci da dato le coordinate per capire cos’è il Regno e per viverlo fin da quaggiù. Oggi
aggiunge un tassello in più: il Regno è una realtà che cambia completamente la mia vita e mi fa vivere uscendo da me stesso e proiettandomi nel mondo con questa novità da annunciare ad ogni uomo. Oggi Gesù ci invita ad uscire dal nostro quietismo e perbenismo per andare nel mondo e dire a tutte le persone (si, anche quelle antipatiche o che non riesco a digerire) la novità del Regno di Dio. Come? Non con la violenza o la prevaricazione ma con la parola dolce, l’esempio e accettando anche di pagare in I persona.
Signore, dacci forza e coraggio per annunciarti sempre e comunque.


Lascia un commento